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Gennaio 2010
INNOVAZIONE Perchè? Come? Quando?
di Giuseppe Cavazzana Consulente della MR&A
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Il
sistema italiano delle piccole e medie imprese si è scoperto in piena
crisi esistenziale. Sì proprio esistenziale, prima che economica o
congiunturale. La crisi di fondo è infatti filosofica: che cosa vuol dire
essere piccolo imprenditore in Italia nel 2004? Dopo
la fugace bolla speculativa della new economy, che ha messo in crisi i
mercati finanziari. Dopo gli attentati che hanno minato il senso di
sicurezza del mondo occidentale. Dopo l’onda di forza dell’euro,
arrivata con tre anni di ritardo, che prima sospiravamo ed ora ci dà
fastidio. Dopo che i paesi cosiddetti emergenti stanno crescendo con tassi
ben superiori ai nostri europei. Dopo tutto ciò noi siamo ancora qui a
domandarci perché non va più tutto bene come prima. Ecco che dal
profondo delle nostre coscienze economiche viene a galla, con un senso di
malcelato fastidio, la consapevolezza che qualcosa debba cambiare, come?
Innovandosi. Innovazione,
è diventata la parola d’ordine del mondo economico occidentale, ma cosa
vuole dire? Se partiamo dal concetto filosofico, il primo significato che
ci appare evidente è che lo stato attuale delle cose è superato, quindi
richiede un atto di innovazione. Superato
da chi? cosa? Fin qui la risposta è facile ed è sulla bocca di tutti. Il
nostro sistema economico e nella fattispecie quello produttivo,
caratteristico delle piccole e medie imprese italiane, è superato dai
sistemi produttivi dei paesi emergenti. Tali paesi infatti hanno acquisito
e sviluppato competenze e tecnologie in grado di produrre beni di livello
equivalente ai nostri, pur mantenendo livelli di costo molto inferiori ai
nostri. Ma
come osano superarci? Questa espressione, evocativa dei film della
commedia all’italiana, potrebbe essere la sintesi di tanti discorsi in
materia sentiti nelle aziende e letti sui giornali. Prima
di proseguire vorrei fare un paio di considerazioni in proposito. Prima
considerazione: gran parte delle competenze e tecnologie che hanno
permesso lo sviluppo di questi paesi sono state esportate dai paesi
industrializzati, Italia in testa. Seconda considerazione: mezzo secolo fa
l’Italia era ancora un paese agricolo, ora e speriamo ancora, è nei
primi otto paesi industrializzati; perché mai non dovrebbe riuscirci
qualche altro popolo a compiere il miracolo economico, pro domo sua? Mi
sembra incoerente piangere sulla fame nel mondo ed allo stesso tempo
temere lo sviluppo economico dei paesi più poveri del nostro. Perché
il nostro sistema è superato? Eppure il livello tecnologico è alto e la
creatività italiana apprezzata in tutto il mondo. Il
nostro sistema produttivo è superato perché è chiuso in se stesso,
offre prodotti non conquista clienti. Il nostro sistema produttivo è
superato perché la tecnologia è sviluppata sul prodotto, ma è carente
sulla produzione, la commercializzazione, l’amministrazione. Il nostro
sistema produttivo è superato perché in Italia si lavora tanto e si
produce poco, l’organizzazione del lavoro è scarsa a partire proprio
dal soggettivismo italico. Il nostro sistema produttivo è superato perché
siamo bravissimi a fare i prodotti così come piacciono a noi, ma non
siamo altrettanto bravi ad accogliere le esigenze dei clienti ed
assecondarle fino a legarli indissolubilmente a noi (fidelizzazione del
cliente, come si dice ora). Il nostro sistema produttivo è superato perché
frazionato, sottocapitalizzato, chiuso, difensivo; se è ancora vero che
“piccolo è bello” allora il nostro tessuto industriale è micro. Non
tutte le aziende italiane sono in queste condizioni. A prescindere dalle
più grandi, quotate in borsa o meno, che si stanno innovando già da
qualche anno e con successo. Alcune aziende di piccole dimensioni hanno già
avviato il processo di innovazione e sono la dimostrazione vivente dei
risultati positivi che si possono raggiungere nel mercato perturbato che
contraddistingue questi tempi. Il modo per innovarsi sembra essere quindi, prima che un metodo, una corrente di pensiero. Accettare che sia necessario innovare la propria azienda ed agire di conseguenza, investendo le risorse umane e finanziarie disponibili, nel più breve tempo possibile, per raggiungere il nuovo equilibrio di mercato, prima che quello vecchio cessi di sostenere il punto di pareggio dell’azienda tra costi e ricavi. |
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