Marco Redaelli & Associati

 

Presentazione

Servizio Consulenza

Servizio Qualità

Servizio Formazione

Lean Enterprise

Passaggio Generazionale

Consulenti

NewsLetter

Eventi

 

CREARE UN LEGAME FORTE TRA RICERCA, SVILUPPO E FORMAZIONE:

Dalla preparazione dei collaboratori al successo competitivo delle imprese

 

" Un codice di comportamento indispensabile per affrontare il futuro prossimo, cioè l'oggi"

Ricerca e sviluppo (scienza e tecnologia) sono una delle condizioni essenziali per garantire che attraverso un loro adeguato finanziamento, le aziende, incrementino il bagaglio di competenze e capacità dei loro collaboratori, acquisendo di conseguenza un vantaggio  competitivo duraturo e difficilmente imitabile.

Questo perchè dipendenti competenti ed aggiornati con continuità, attivano un virtuoso circuito in grado di innovare prodotti e mercati e questa esigenza è assolutamente prioritaria in un sistema produttivo ad alto valore aggiunto come il nostro.

Quando poi un paese dispone di una popolazione con un elevato tasso di scolarità e destina quote crescenti di risorse per il suo incremento, determina una matrice di relazioni sinergica e qualificante anche per il suo sistema economico e produttivo.

Infatti l’ammontare delle risorse destinate a questo settore è uno degli indicatori di risultato più efficaci per valutare lo stato di salute complessivo di un sistema paese e la sua competitività.

Possedere un bagaglio di conoscenze di base diffuso e incrementabile, consente di riallinearsi costantemente al mutare delle pratiche lavorative da un lato e di fornire contributi crescenti di innovazione dall’altro.

Abilità quali la capacità di lavorare in squadra, il senso critico, la capacità di valutazione, il senso delle priorità, l’abilità nel  superare le barriere disciplinari ed avventurarsi nelle aree di conoscenza multidisciplinare aumenta la potenzialità per fare ricerca e innovazione e individuare soluzioni vincenti anche in azienda.

Purtroppo nel nostro paese le spese complessive per la ricerca, allargate anche a quelle per il sistema scolastico e formativo, sono notoriamente carenti.

Infatti se analizziamo, in questo primo intervento, unicamente l’ammontare delle risorse destinate a R&S dobbiamo amaramente rilevare che queste raggiungono per il 2002 circa l’1% del prodotto interno lordo, diminuendo rispetto a quanto speso negli anni passati (1,3%).

Se analizziamo poi la composizione di questo 1%, verifichiamo che questo valore è composto da uno 0, 6 di quota pubblica e uno 0,4% di quota privata e questa quota privata per circa il 20% deriva dal contributo di una sola azienda (FIAT).

Questo fatto è ancora più preoccupante se confrontiamo i nostri investimenti con quelli dei nostri concorrenti europei che destinano alla R&S percentuali almeno doppie rispetto alle nostre.

La sensazione, verificando questi dati, è che il nostro paese pur vantando punte di eccellenza in alcuni comparti ( robotica, meccanica strumentale, microelettronica) non disponga di un vero

ed articolato programma di investimenti mirati in grado di far crescere le competenze complessive del suo sistema di imprese e la carenza di innovazione di prodotto e mercato, non di processo, (investimenti dedicati alla sostituzione di manodopera con macchine sempre più automatizzate) fotografi in modo oggettivo il nostro sistema produttivo, con la sua separazione dal mondo della ricerca, la sua frammentazione in un universo di piccole aziende, il ridotto numero di grandi imprese.

Infatti uno studio OCSE segnala il nostro quattordicesimo posto tra i paesi industriali nel rapporto tra il numero dei ricercatori ogni 1000 abitanti, i 200.000 laureati annui in meno rispetto a Francia, Inghilterra e Germania, il ridotto numero degli occupati nei settori HIGH –TECH rispetto al totale degli occupati nel settore manifatturiero e la bassa scolarità dei lavoratori inseriti nei processi produttivi.

Infatti nella ridistribuzione internazionale del lavoro, conseguenza dei processi di liberalizzazione in atto, la nostra competitività come sistema paese rischia di diminuire per il fatto di essersi stabilizzati nella produzione ed esportazione di merci tipiche di paesi assai meno sviluppati del nostro, (il nostro tradizionale ruolo di trasformatore) ed è pesantemente minacciata all’irrompere sul mercato di Cina ed India con il loro serbatoio inesauribile di manodopera a basso costo.

Ad aggravare la situazione poi concorrono importazioni che sono invece quelle dei paesi più ricchi.

Per rispondere di conseguenza a questo incremento di concorrenza, non possiamo che far ricorso alle tecnologie avanzate, da inserire all’interno dei nostri prodotti per incrementarne il valore e la quota di servizio.

Dobbiamo pertanto, in primo luogo aumentare il flusso delle risorse da destinare alla R&S, invertendo quindi una politica che per garantire la pace sociale, il consenso e per arrestare la deriva dei conti pubblici, ha penalizzato il lavoro e tagliato gli investimenti, ma anche fare tesoro della nostra esperienza e valorizzare il contributo che l’originalità dei nostri distretti produttivi ha capitalizzato.

Occorre superare la barriera che rende insufficiente, inadeguata e saltuaria la comunicazione e il flusso di competenze e persone tra l’universo diffuso e frastagliato della ricerca e il mondo del lavoro, anche per garantire quella massa critica di risorse e di osmosi di capacità, che le nostre piccole e piccolissime aziende non possono mettere a disposizione dell’innovazione di prodotto e di mercato e che la grande industria preferisce acquisire come know how all’estero, aggravando il deficit nell’acquisto dei brevetti.

Per evitare di conseguenza che ciò che stiamo producendo come sistema paese diventi commodity, si deprezzi e subisca riduzioni di quota di mercato per gli attacchi di una concorrenza sempre più agguerrita, è indispensabile ricorrere a quella figura di ‘lavoratore della conoscenza, vero capitalista della società della conoscenza, in quanto detentore del  fattore produttivo numero uno al quale faceva riferimento già alla fine degli anni sessanta Peter Drucker. Questa categoria di lavoratori che vediamo crescere in un sistema produttivo avanzato, lavora comunicando efficacemente e aggiornando con continuità, attraverso la formazione permanente, il suo bagaglio di competenze e capacità anche relazionali.

 

 
 
 
 
 
 
 
Copyright © 2001 Marco Redaelli & Associati. Tutti i diritti riservati.